
Nel periodo ottobre 2007/febbraio 2008 cercherò di tenere un piccolo diario delle mie giornate a Monaco di Baviera. Raccontatemi le vostre giornate, post! post! post!
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Incredibile sentenza del TAR del Veneto: bocciato il ricorso UAAR Ne avevamo parlato un mese fa: il vescovo di Padova aveva programmato diverse visite pastorali nelle scuole della sua diocesi, in orario scolastico. L’UAAR aveva diffidato le direzioni didattiche, ma inutilmente. E per questa ragione ha poi presentato un ricorso al TAR del Veneto. Il TAR ha diffuso ieri la sua sentenza sul nostro ricorso. Non è nemmeno entrato nel merito del problema, perché l’ha dichiarato inammissibile «per carenza di legittimazione attiva dell’associazione ricorrente, la quale, avendo impugnato un atto che esaurisce la sua azione nell’ambito del plesso scolastico di Bastia, non ha dimostrato l’esistenza, nel predetto ambito territoriale, di qualche soggetto che, affiliato all’associazione, si affermi concretamente leso dalla censurata visita pastorale: in difetto di tale prova, invero, ove la comunità interessata alla visita fosse totalmente favorevole o quanto meno indifferente al suo svolgimento, l’impugnazione in esame verrebbe a configurarsi quale attività meramente pregiudizievole della libertà di autodeterminazione della comunità stessa». Traduzione per i non giuristi: l’UAAR, benché sia un’associazione di promozione sociale riconosciuta dal ministero, non può far valere le prerogative legali che la legge sulle associazioni promozione sociale le riconosce. Ricordiamo a tutti il contenuto dell’articolo 27 della legge 383/00, che recita: (Tutela degli interessi sociali e collettivi) 1. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate: a) a promuovere azioni giurisdizionali e ad intervenire nei giudizi promossi da terzi, a tutela dell’interesse dell’associazione; b) ad intervenire in giudizi civili e penali per il risarcimento dei danni derivanti dalla lesione di interessi collettivi concernenti le finalità generali perseguite dall’associazione; c) a ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi lesivi degli interessi collettivi relativi alle finalità di cui alla lettera b). 2. Le associazioni di promozione sociale sono legittimate altresì ad intervenire nei procedimenti amministrativi ai sensi dell’articolo 9 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Su queste basi, considerando gli scopi sociali UAAR, che sostengono esplicitamente la difesa e l’affermazione della laicità dello Stato, come si può definire il ricorso inammissibile? Quali affiliati UAAR potrebbero esservi, tra i giovanissimi studenti della scuola? Giriamo queste domande, in particolare, al ministro della solidarietà sociale Ferrero, visto che la decisione del tribunale mina platealmente l’architrave giuridica della legge sulle associazioni di promozione sociale. Il TAR si è letteralmente sdraiato sulle argomentazioni dell’avvocato del vescovo, secondo cui le nostre richieste erano richieste «di parte»: no, cari giudici, e lo ribadiamo con forza. L’UAAR ha chiesto che venisse rispettata una legge dello Stato e un principio costituzionale. Il TAR ha invece deciso che le richieste di una parte della popolazione (per quanto grande sia quella cattolica) hanno la meglio su un principio universale, che riguarda tutti i cittadini. Anzi, sembra quasi rimproverarci di aver disturbato la libertà della Chiesa cattolica di andare contro le leggi dello Stato. Ma non è finita qui: il tribunale ha infatti posto la rifusione delle spese a carico dell’UAAR, nella misura (enorme) di seimila euro: non ci risultano precedenti di un importo così rilevante per procedimenti di questo tipo. A nostro parere era una sentenza già scritta: due dei tre membri del collegio erano stati già protagonisti della sentenza 1110/2005, che definì il crocifisso «simbolo della laicità dello Stato». Assegnare il caso a questo collegio significava dunque indirizzarlo in una direzione ben precisa. Una sentenza già scritta, ripetiamo, ma anche una sentenza politica: si è voluto lanciare un pesante avvertimento (già prontamente amplificato da “Avvenire”) a un’associazione in crescita in quanto a dimensioni, autorevolezza e determinazione nel cambiare un paese, il nostro, penosamente trascinato dalla sua élite politica (e giuridica, siamo costretti a constatare) su una china sempre più clericale. Ma non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci. Il nostro impegno continua. E siamo certi che sempre più italiani e italiane lo continueranno con noi. Raffaele Carcano - Segretario UAAR
Sono stata a vedere un piccola mostra bizzarra di artiste di varie parti del mondo. Titolo: la casa dei sogni. La maggior parte delle opere sono costruite dentro una scatola da scarpe, che si espone dentro una vetrina, ma più spesso appesa obliqua sulla parete. dentro ogni scatola o una scena con giocattoli, bamboline o sagome ritagliate, per esempio una stanza da letto dove le figurine erano la stessa donna in varie età della vita, oppure una caverna di tesori che hanno sempre due facce. Molto piacevole, ed effettivamente le opere possono ispirare fantasie, sono una specie di finestra o di guida entro percorsi immaginari.
Qualcuno di voi ha visto KADOSH di Amos Gitai? che mi dite? L'ho visto alla tv in tedesco, ho capito una mazza dei dialoghi, ma il film mi è sembrato bello. Adesso sto leggendo un altro libro di autore tedesco contemporaneo, Ingo Schulze "Vite nuove". La struttura è interessante: l'autore presenta il romanzo come una nutrita serie di lunghe lettere che un uomo che vive nella DDR spedisce a poche persone, dal 1990 fino al 1998, raccontando della sua nuova vita nella Germania dopo la caduta del muro, e poi unificata - si danno per scontate parecchie cose che io non so, ci sono molti dettagli, non è lettura immediatamente avvincente, ma continuo (pagine complessive 570)
Domenica tutti i negozi chiusi, salvo le panetterie e le pasticcerie aperte fini alla sera. Alla merenda dolce qui non si rinuncia, e neppure al pane caldo. Mi stupisco che il pane tedesco non sia onorato e celebrato quanto merita, almeno quanto i formaggi francesi (e la baguette possono mettersela in quel posto = sotto l'ascella) Secondo Paolo, io voglio avere sempre ragione (e qui ha ragione lui). Ma, ragione come? Qui c'è il RECHTHABER, che è chi crede di avere sempre ragione, il BESSERWISSER che crede di sapere tutto meglio degli altri, il SELBSTGERECHTER, che è pieno di sè, il WICHTIGTUER, che ha sempre l'aria di fare delle cose molto importanti, mentre ALTKLUG è il bambino saputello che fa la morale ai grandi, e c'è anche il VERKHERSERZIEHER, quello che vuole insegnare agli altri come si guida (a compagni d'auto e avversari di strada) Non so se la mentalità tedesca tedesca contempli una persona che è tutte queste cose insieme.
Oggi, fra le numerosissime iniziative culturali, si proietta il film "Il resto di niente" tratto dal romanzo di Enzo Spriano; segue conversazione con studioso della storia della rivoluzione napoletana. Ah, saperlo saperlo (il tedesco)
Vorrei avvertire anche con questo mezzo studenti e colleghi che dal 1 ottobre al 31 gennaio 2008 sono in congedo per motivi di ricerca all'estero. I miei due corsi di terranno regolarmente nel secondo semestre, nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì, probabilmente dalle 8.30 alle 12.15. Non è stata ancora decisa la sede. Ovviamente anche le sessioni di esami e di laurea che si terranno in febbraio si svolgeranno regolarmente (almeno per quanto riguarda la mia presenza). Durante il periodo di congedo sarò a Monaco di Baviera e farò capo all'Istitut fuer Psychologie della Ludwig-Maximilian Universitat. Questo èil mio indirizzo privato: c/o Kammerer, Maximilian-Wetzger Strasse, 7/II, 80636 Monaco - D Sarò naturalmente collegata in rete al mio solito indirizzo (valentina.durso@unipd.it) e al cellulare 00393478246971.
Psicologia generale Voti dei frequentanti Moduli A e B (6 crediti) BARON NATASCIA 28 BATTISTELLA LAURA 27 BENEDETTI ANGELA 30 BENETELLO ESTER 29 BORDIN ELEONORA 28 BRUGNARO DAVIDE 30 e lode CANELLA MADDALENA 29 CARLIN NICOLETTA 29 CHINELLATO CHIARA 27 CORRALES DIAZ ABIGAIL 28 CRIVELLARO LISA (ERASMUS) 29 DA ROS VERONICA 27 ENEA ELENA 29 FACCI STEFANO 27 FAZIONI NICOLO 30 e lode FILIPPOZZI LUCILLA 29 FOLCHINI CARLO 29 FRAGIACOMO ELENA 27 LISSANDRON ALESSANDRO 28 LOLLO CHIARA 29 LUSENTI MORENA 29 MARZARO MARINA 30 e lode MAURI CARIN 30 MAZZOLENI KARIN 30 MLADENOVIC MARINA 28 NEGRISOLO DAVID 28 PASINI FRANCESCA 30 e lode PELOSO LUCA 30 PIZZIN ANDREA 29 POMARO SARA 30 SCABIO ELESABETTA 30 SECCO SARA 30 e lode TESSARI MARINA 30 e lode TESSARO MARTINA 30 TOFFAN ARIANNA 28 VIDOTTO DEBORAH 30 VITALE ELISABETTA 30 e lode ZANATTA SILVIA 27
Psicologia generale Primo accertamento in itinere per studenti frequentanti Marzo 2007 P.S. Se non trovate il vostro nome, non preoccupatevi: posso aver fatto degli sbagli nella trascrizione. Telefonatemi: 347.8246971 BARON NATASCIA 27 BATTISTELLA LAURA 27 BENETELLO ESTER 28 BORDIN ELEONORA 26 BRUGNARO DAVIDE 30 e lode CANELLA MADDALENA 29 CHINELLATO CHIARA 27 CORRALES DIAZ ABIGAIL 27 DA ROS VERONICA 24 ENEA ELENA 28 FAZIONI NICOLO 30 e lode FILIPPOZZI LUCILLA 28 FOLCHINI CARLO 28 FRAGIACOMO ELENA 27 LISSANDRON ALESSANDRO 26 LOLLO CHIARA 28 LUSENTI MORENA 28 MARZATO MARINA 30 e lode MAURI CAREN 30 MAZZOLENI KARIN 29 MLADENOVIC MARINA 28 NEGRISOLO DAVID 28 PASINI FRANCESCA 30 PELOSO LUCA 29 PIZZIN ANDREA 28 POMARO SARA 30 SCABIO ELESABETTA 28 SECCO SARA 29 TESSARI MARINA 29 TESSARO MARTINA 28 TOFFAN ARIANNA 27 VIDOTTO DEBORAH 28 VITALE ELISABETTA 30 ZANATTA SILVIA 26
Sintesi della tesi di Claride Piva: LE PREFERENZE TURIISTICHE Differenze di Genere e Influenze nella Coppia L’obiettivo dell’esperimento è l’analisi delle differenze di genere nelle preferenze turistiche e verificare se nella situazione di coppia queste preferenze tipiche di ciascun genere si modificavano per trovare un punto di mediazione. L’ipotesi di partenza da verificare era: - i soggetti di genere maschile sono più interessati per le attività di tipo sportivo e di divertimento. - i soggetti di genere femminile, invece, nutrono un maggior interesse per le attività di tipo culturale e archeologico. Il secondo obiettivo della ricerca era verificare se nella coppia , tali preferenze che caratterizzano ciascun genere, si modificano e vengono influenzate dalle preferenze del genere opposto. La ricerca è stata condotta mediante un questionario somministrato collettivamente. Il campione era composto da 208 studenti (100 maschi e 108 femmine) appartenenti a facoltà diverse dell’Università di Padova. L’analisi statistica è stata effettuata attraverso tavole di contigenza, chi-quadrato di Pearson, test di U-Mann Whitney e Wilcoxon fissando il limite di accettazione dell'ipotesi alternativa inell 0,05. I risultati ottenuti hanno confermato le mie ipotesi: - esiste differenze di genere nelle preferenze di maschi e femmine nel senso ipotizzato; - nella coppia i maschi tendono a modificare le proprie preferenze per dedicarsi di più alle attività dei rispettivi partner a differenza dei soggetti femminili i quali non modificano le loro preferenze quando sono accoppiate. All’interno della coppia s’instaura un rapporto in cui uno dei due partner ha un ruolo principale che condizione e influenza l’altro riguardo alle attività da svolgere nel tempo libero. I dati confermano che questo ruolo viene svolto dalla donna, almeno in questo gruppo di età, di istruzione e di "giovinezza" della coppia.
QUESTO CAPITOLO COSTITUISCE UN'UTILE LETTURA PER PREPARARSI AL SEMINARIO CHE SI TERRà DURANTE IL MODULO C Per iscriversi al seminario è necessario essere presente fin dall'11 maggio, prima lezione del modulo. Da “Ti amerò per sempre”, Piero Angela – Rai Eri, Mondadori,2006 cap.X “La gelosia”, pagg. 148-155 Una domanda inquietante. In una delle sue ricerche, Buss ha posto le seguenti domande a uomini e donne appartenenti a vari Paesi e culture nel mondo: “Cosa provocherebbe in voi maggiore rabbia e conforto: a) scoprire che il vostro partner ha un attaccamento profondamente emotivo con un’altra persona; b) scoprire che il vostro partner fa sesso appassionato con un’altra persona, sperimentando posizioni sessuali che neppure vi immaginate? Entrambi gli scenari sono traumatizzanti, ma quale dei due, per voi, lo è di più?”. Le domande sono state poste a un campione di donne e uomini negli Stati Uniti, in Olanda, in Germania, in Giappone, nella Corea del Sud e nello Zimbabwe. Ogni gruppo comprendeva 200 partecipanti. Negli Stati Uniti la maggioranza delle donne (83 per cento) ha risposto che sarebbero state più ferite dall’infedeltà emotiva, mentre la maggioranza degli uomini (60 percento) lo sarebbero stati dall’infedeltà sessuale(comparato al solo 17 per cento delle donne). Negli altri Paesi le percentuali variavano, ma confermavano l’orientamento di fondo (con una maggiore tolleranza in Germania e Olanda per il tradimento sessuale femminile, legata anche a una tradizione di maggiore libertà sessuale e uguaglianza). Provate anche voi a porre la domanda ad amici e amiche. Secondo Buss questa differenza nelle risposte rivela qualcosa di profondo. Vale a dire: per l’uomo, che deve difendere la certezza della paternità, è più importante la fedeltà sessuale della donna; per la donna, invece, che cerca di difendere la stabilità del rapporto, è più importante la fedeltà emotiva. Ma anche senza tener conto di questa “assimetria” tra maschio e femmina, la gelosia, dice Buss, rivela chiaramente il suo vantaggio evolutivo, nel senso che costituisce un comportamento di difesa per entrambi i componenti della coppia: chi non manifestava gelosia, rischiava di perdere il proprio investimento parentale. Contrariamente a quanto affermano certe teoria, che considerano la gelosia un’emozione da immaturi, un sintomo di insicurezza, di nevrosi, di debolezza di carattere ecc., in realtà essa – afferma sempre Buss – è una passione estremamente importante che in passato ha aiutato gli uomini ad affrontare i rischi riproduttivi e che ancora oggi (malgrado la permissività di certi modelli culturali) ci permette di vigilare, di tenere lontano i rivali, magari ricorrendo a minacce verbali. Oppure ci induce a mobilitare il nostro impegno per dimostrare tutto il nostro amore al partner quando vacilla. C’è un fatto che Buss tende a sottolineare: cioè che la gelosia non è il frutto di un ragionamento razionale, ma una reazione istintiva, così come lo è la paura dei serpenti, dei ragni, degli estranei, oppure l’attrazione per gli zuccheri e i grassi. Se infatti fosse una fatto “razionale” (cioè se si trattasse solo della preoccupazione di trasmettere i propri geni alla discendenza), oggi non ci dovrebbero essere quasi più mariti gelosi, perché se la moglie usa i contraccettivi per far sesso con altri uomini non mette a repentaglio la certezza della paternità: al massimo, il marito dovrebbe preoccuparsi che la moglie prenda la pillola quando fa l’amore con altri. Ma non è così: questo riflesso primordiale proviene dalle nostre profondità ed è irrefrenabile e involontario. Lo si vede bene negli animali, che difendono la loro esclusività sessuale in modo automatico, senza nulla sapere della certezza della paternità. La gelosia, del resto, non a caso viene definita l’altra faccia dell’amore: effettivamente è l’altra faccia dell’innamoramento, della sessualità, dell’attaccamento, che sono passioni istintive anch’esse inscritte nei nostri geni. Tutte insieme si completano: da un lato presiedono alla conquista di un partner, dall’altro tendono a difendere istintivamente questo bene conquistato. Ma allora si tratta esclusivamente di un gioco di geni e di neurotrasmettitori? L’infinita sfumatura dei sentimenti. No. Forse questo è in gran parte vero negli animali, ma nella specie umana le cose sono molto più complesse. L’infinita sfumatura dei nostri sentimenti, l’intreccio tra emozioni e astrazioni, la ricchezza dell’immaginazione creano un caleidoscopio di combinazioni e di diversità che sfuggono a ogni semplificazione. La gelosia, del resto, emerge e si esprime nei modi più diversi, a seconda delle situazioni e del temperamento personale: può provocare rabbia, amarezza, angoscia, rassegnazione, violenza, o una miscela di queste varie cose. Anche perché il tradimento non significa solo la perdita di un bene posseduto, amato, accarezzato, ma è qualcosa che ferisce profondamente l’orgoglio, che rappresenta una sconfitta spesso inaccettabile, che fa sentire non soltanto traditi ma ingannati, creando un vuoto di solitudine incolmabile. La diversità tra la gelosia maschile e femminile (gli uomini più feriti dal tradimento sessuale, le donne da quello sentimentale) è sostenuta anche da ricerche di altri studiosi, come Martin Daly, del Dipartimento di Psicologia della McMaster University, in Canada. La funzione della gelosia sessuale per difendere la paternità – dice Daly – è un comportamento che trova diverse conferme. Per esempio, ovunque nel mondo e in ogni epoca storica, le leggi sull’adulterio indicano chiaramente che i rapporti sessuali con donne sposate sono un crimine e che il marito è la vittima. La gelosia sessuale maschile, del resto, è una delle più frequenti cause di omicidio. Anche vari studi di psicologia e di psichiatria suggeriscono che la gelosia maschile e femminile differiscono proprio nel senso indicato. E così pure la repressione della sessualità femminile, attraverso la minaccia e la violenza, risulta essere comune a tutte le culture. Un altro studio, realizzato da un gruppo di ricercatori guidato da Brad J. Sagarin e pubblicato nel 2003 su “Evolution and Human Behavior”, conferma queste differenti reazioni all’infedeltà da parte maschile e femminile, utilizzando sia il metodo impiegato da Buss (scelta obbligata di una sola risposta) sia misurazioni di tipo proporzionale (in cui i partecipanti dovevano annotare le loro reazioni sulla base di una scala). Ma non tutti sono d’accordo con questa teoria. Alcuni psicologi, come Christine Harris dell’Università della California di San Diego e David DeSteno della Northeastern University di Boston, pur condividendo il ruolo dell’evoluzione nel comportamento umano, ritengono che le differenze tra uomini e donne (differenze che comunque, in base alle risposte, non risultano essere così univoche) siano dovute soprattutto a una diversa interpretazione dell’infedeltà. Sia uomini che donne, infatti, sono feriti da entrambi gli aspetti (il sesso e i sentimenti): ma le donne mettono più in evidenza i sentimenti perché sanno che questi coinvolgono anche il sesso, mentre gli uomini puntano l’indice sul sesso, sapendo che le donne che si concedono lo fanno anche con sentimento. Nelle loro obiezioni, inoltre, i critici sottolineano l’esistenza di dati contradditori. Per esempio, in un’indagine condotta in Cina i maschi hanno addirittura dichiarato di essere più feriti dal tradimento sentimentale che da quello sessuale nella misura del 75 per cento. Altri sondaggi hanno mostrato che esiste una diversità nel livello di gelosia in Paesi di cultura diversa, come per esempio in Brasile, in Svezia o in Giappone. Va certamente riconosciuto che le tradizioni, la morale, l’educazione, il livello di sviluppo economico, i modelli di riferimento ecc. svolgono un ruolo importante in un campo come questo. I nostri comportamenti sono infatti sempre il risultato dell’azione combinata della natura e dell’ambiente. È però difficile valutare il peso rispettivo di queste due componenti. Coloro che studiano il comportamento umano conoscono bene il problema, che si ripresenta in numerosi altri ambiti (tipico è l’esempio dell’intelligenza: quanto è dovuta al patrimonio genetico e quanto all’ambiente?). Tuttavia, per quel che riguarda la gelosia (o la “territorialità sessuale”), le osservazioni fatte sul comportamento animale, dove l’influenza della cultura, della morale, delle tradizioni è minima, ci dicono che certe reazioni di base (a volte molto simili alle nostre) sono chiaramente iscritte nel patrimonio genetico. L’amore “aperto”. Ma fino a che punto l’ambiente può veramente modificare o attutire certe “pressioni” innate? Ci sono esempi di coppie (o di comunità) in cui non esiste la gelosia? In cui si accetta che il proprio partner abbia rapporti con altri? In passato sono state tentate esperienze di comunità (o di coppie) “aperte”, ma sono fallite proprio per l’insoergere di “tradimenti” e gelosie. Quello che si può osservare(ma è cosa completamente diversa) è il cosiddetto “scambismo”; vale a dire coppie che di comune accordo organizzano incontri incrociati con altri per provare nuove emozioni sessuali. Ma c’è ovviamente una profonda differenza tra consentire al proprio partner di avere rapporti sessuali con altri o addirittura assistere e partecipare a queste trasgressioni, come avviene appunto nei club di scambisti, ed essere invece traditi a propria insaputa. Nel primo caso si tratta di una fantasia erotica, sia pure spinta molto in là (fantasia, va detto, tipica del maschio che il più delle volte trascina la sua donna in questa avventura). Nel secondo caso, invece, si tratta di un vero e proprio tradimento, consumato alle spalle. Esiste in proposito un clamoroso esempio, un caso che fece scalpore negli anni Sessanta del Novecento e che per lungo tempo fu al centro di discussioni. Ne fu protagonista un nobiluomo italiano che praticava appunto questa fantasia erotica, quella cioè di vedere sua moglie fare all’amore con estranei: gente di passaggio, conosciuta casualmente, magari un cameriere d’albergo che portava la colazione in camera. Tra le tante “prede” ci fu un giovanotto molto avvenente, che impersonò il ruolo con piena soddisfazione di tutti. Qualche tempo dopo, però, il nobiluomo scoprì che la moglie si vedeva di nascosto con il giovanotto avvenente e che erano diventati amanti. A questo punto il gioco si trasformò in tragedia: il nobiluomo, pazzo di gelosia, sparò alla moglie e al suo amante, poi si suicidò. È un caso che mostra bene come certe antiche spinte emotive siano sempre in agguato all’interno del cervello, malgrado un’apparente “liberazione” dei comportamenti. Viene in mente qui il tanto citato (ed eccezionale) caso di quegli eschimesi che offrono la moglie in prestito a occasionali visitatori (in realtà, ciò non avviene mai in questo modo, ma solo in casi speciali, quando l’ospite è un amico). Al di là delle leggende che possono essere nate su questi casi di “filantropia” sessuale, ci si può chiedere se il marito eschimese accetterebbe che sua moglie andasse aletto con un altro di nascosto. Perché anche qui un conto è “concedere” ad altri un proprio bene, in base a una scelta motivata, altra cosa è essere tradito. È la stessa differenza che esiste tra regalare un piatto d’argento ed essere derubati di un piatto d’argento. Sulla presunta “libertà” dell’amore sono nate in passato anche altre leggende. Alla fine degli anni Venti del Novecento, quando si sviluppò una corrente di pensiero che intendeva rivalutare il ruolo prevalente dell’ambiente culturale nei confronti delle tendenze innate, una giovane antropologa americana, Maragaret Mead, si recò nelle isole Samoa, nel Pacifico, e pubblicò delle sorprendenti ricerche nelle quali si diceva che in quel piccolo paradiso, rimasto incontaminato, non esisteva la gelosia e le ragazze avevano liberi rapporti prima del matrimonio. Queste ricerche furono prese per vere e utilizzate come esempio del valore prevalente delle tradizioni culturali rispetto alla genetica. Il fatto, però, è che Margaret Mead era stata ingannata dalle ragazze con le quali aveva parlato, le quali avevano assecondato il suo desiderio di sentirsi dire quelle cose. Il fatto venne scoperto molti anni dopo da un antropologo australiano che interrogò nuovamente alcune di quelle ragazze, ormai adulte. Egli andò anche a cercare i giornali dell’epoca e scoprì che in realtà le cronache riferivano casi di stupro e atti di violenza dovuti alla gelosia. E calcolò che la loro frequenza era simile, se non superiore, a quella delle società industrializzate. La cosa sconcertante è che Margaret Mead, pur riconoscendo che le cose stavano diversamente, non modificò le edizioni successive del suo libro. Divenne un guru negli anni della contestazione e quei suoi studi vengono citati ancora oggi. Il mostro dagli occhi verdi. Al di là, comunque, del peso rispettivo della genetica e dell’ambiente, rimane un fatto che quasi tutti hanno sperimentato: la gelosia è un “mostro dagli occhi verdi” (come qualcuno lo ha definito), annidato nel profondo del nostro essere, e a volte può emergere senza che si riesca a fare nulla per ricacciarlo nel suo antro buio. I suoi tentacoli si allungano, avviluppano le viscere e lo stomaco in una morsa lancinante. Penetrano nel cervello e si impadroniscono dei pensieri, proiettando sul nostro schermo mentale un’immagine ossessiva, quella del tradimento. Un’immagine che si cerca di cancellare, ma che riaffiora inesorabilmente, provocando rabbia e sofferenza. Questa tempesta emotiva, non resistibile, è simile a quella che si verifica per altre forti emozioni, come la collera o la paura. Esse provengono dal profondo e pervadono ogni nostra cellula, avvelenando i nostri comportamenti e creando a volte spinte così forti e incontrollabili da portare a reazioni violente, addirittura a omicidi e stragi. Basta, in proposito, dare un’occhiata a certi titoli di giornale: • “Pazzo di gelosia, accoltella la moglie”; • “La pedinava da tempo: ridotta in fin di vita”; • “Tenta di investire l’ex fidanzata e la madre”; • “Lite tragica: spara al marito geloso che la picchiava”; • “Inseguita e accoltellata a morte tra i banchi del mercato”; • “Lei ha un altro:lui si butta dal quinto piano”.